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Più rotonda, più pesante, ma anche più confortevole, la Golf 3 segna una svolta. Tra modernità, sicurezza e motori affidabili, si impone negli anni 90, a costo di scombussolare i puristi. GTI 16s, VR6, TDI 110… la Golf 3 va per la sua strada, con stile.
27/01/2026
Harald
7 minutoi di lettura
Volkswagen
Volkswagen Golf 3
Presentata al salone di Francoforte del 1991, la terza generazione della Golf continua a evolversi in rotondità e i suoi equipaggiamenti pesano parecchio (+ 200 kg in media). Come sempre, la sua modernità è accolta bene e… suscita critiche.
Le sue nuove forme e il suo nuovo sguardo non lasciano indifferenti. Questo segmento è cruciale per il futuro di Volkswagen, che non può permettersi di sbagliare nell’evoluzione dei codici di un modello che ne è il punto di riferimento (non il padre felice). Oltre al mercato europeo, VW punta all’importante mercato americano.
Per fargli gli occhi dolci, lo sguardo della Golf cambia: i fari tondi lasciano il posto a ottiche a mandorla, alla moda giapponese che impazza oltreoceano.
La Golf 3 rispetta (o MATCHa?) bene il suo capitolato: una compatta polivalente, ben costruita che, il futuro lo dimostrerà, sarà ancora una volta un successo per VW.
Evoluzione, non Rivoluzione. Tutto è detto: non si vogliono scuotere i clienti. La Golf 3 è disegnata internamente, con una linea arrotondata, tutta dinamica, che ispira solidità e il « va che è una meraviglia ».
L’abitacolo resta nello standard tedesco, cioè nero e un po’ austero, ma ben pensato e confortevole. Confortevole… davanti più che dietro. È anche più silenziosa: la Golf 3 utilizza materiali fonoassorbenti migliori.
Più lunga, più larga, più rotonda e… più spaziosa, con una plancia anch’essa più arrotondata che si allinea agli standard europei alla ricerca di un design più morbido.
Si riprendono le stesse ricette e si applicano di nuovo. Niente di rivoluzionario, il telaio resta impostato su un avantreno a quadrilateri di tipo MacPherson, con una barra stabilizzatrice; il retrotreno conserva la configurazione a ponte rigido + barra stabilizzatrice. Il tutto è, ancora e sempre, ammortizzato da eccellenti gruppi molla-ammortizzatore che offrono una tenuta di strada e un comfort tra i più efficaci.
Il passo (distanza tra i centri delle ruote su un lato) resta quello della Golf 2 ma la carreggiata si allarga e pianta meglio l’insieme, che guadagna in stabilità a scapito dell’agilità.
Le misure dei cerchi sono classiche: da 13 a 14 pollici per il maggior numero di modelli e 15’’ sulle versioni sportive (BBS RS da 16 ‘’ sulle 20° Anniversario).
Gli elementi di sicurezza come l’ABS (presente come optional) saranno standardizzati su tutta la gamma nel 1996, anno in cui arrivano come optional gli airbag laterali.
Dal 1400 al 2.0L, passando per l’1.6L e il buon vecchio 1800. Per via del catalizzatore, i carburatori finiscono nella spazzatura e sono sostituiti da « specie di carburatori » a iniezione monopunto, più affidabile e più economica, mentre le iniezioni sportive multipunto si affinano.
Sono tutte da 1900 di cilindrata, da 64 CV in Diesel, 75 CV in Turbo Diesel e da 90 a 110 CV sul TDI con la sua performante iniezione diretta con pompa rotativa Bosch VE, che gode di un’affidabilità leggendaria. Il TDI 110 AFN avrebbe lanciato VW nel « Diesel Sportivo »?
Mentre VW era incalzata da ogni parte nel segmento GTI che aveva inventato e nonostante le attese di una reazione da parte della clientela, la montagna partorisce il topolino.
La terza GTI della storia sembra aver sacrificato fin dall’inizio lo spirito sportivo che ne costituiva il DNA, per imborghesirsi. Il lupo di Wolfsburg sarebbe diventato nonna?
Uscita all’inizio del 1992 con un motore 2.0L da 115 CV; solo 3 cavallini in più rispetto alla GTI 2 1800 che sostituisce. Per compensare questa scarsa potenza dovuta alla generalizzazione del catalizzatore, sale di cilindrata, il che le permette di recuperare coppia e di far fronte al suo nuovo girovita.
Questo celebre motore 2 E ha fama di indistruttibile ma non è un fulmine di guerra; abbinato a un cambio a 5 marce (con comandi a cavo) mal rapportato, l’insieme fa della 8s un’auto da crociera. La stampa e i clienti non saranno teneri con VW e con il suo surrogato di GTI.
Anch’essa 2.0L catalizzata, rimedia un anno dopo con un motore da 150 CV. Il danno è riparato, la GTI ritrova un motore che ha temperamento e che prende i giri! Gli appassionati del marchio GTI ritrovano il sorriso. Addio all’iniezione meccanica montata sul motore 16s KR della GTI 2, la 3 passa all’iniezione elettronica.
Mamma mia! Un 6 cilindri a V da 2.8L che fa galoppare 175 pony… e che V6!
Per l’epoca, mettere un V6 nella parte anteriore di una compatta è inedito. Questo motore ha un’architettura molto particolare: è un V6 compatto, con un angolo di 15° (come una buona bottiglia).
Michel Polnareff avrebbe potuto cantare « è una GTéééé… che fa VRROOOAAP»… Finalmente un motore che canta, e che incanto!
Il motore equipaggia la Passat ed è diventato subito mitico con la Corrado. Con cilindrata 2.9L ed erogando 190 CV, equipaggiava la Corrado e la Passat nella versione Syncro (4x4). È questo 2.9L che VW ha poi scelto per muovere la Golf 3 Syncro (giunto viscoso), appesantita dal suo sistema a 4 ruote motrici.
Riassumendo, la GTI 8s è una gran turismo, la 16s una sportiva, la VR6 una piccola GT e le 3 versioni fanno parte delle youngtimer performanti che sono ancora oggi in auge.
Non si può parlare della Golf 3 senza citare questi due tipi di carrozzeria.
La cabrio Golf 3 è apparsa nell’estate del 1993. Era ora di sostituire la versione precedente, apparsa nel 1979 e ritoccata fino al 1992, basata sulla Golf 1. Non c’è quindi stata nessuna Golf 2 cabriolet nel frattempo ed è sempre al marchio KARMANN che si deve la versione scoperta della Golf. Questa cabriolet confortevole e affidabile è oggi ricercata dagli amanti delle youngtimer a prezzi ragionevoli. Alla fine degli anni 1990 (1998 in Europa, 1999 oltreoceano) riceve un frontale ispirato alla Golf 4 ma mantiene la scocca e la plancia della Golf 3: gli appassionati americani l’hanno soprannominata « MK3.5 ». Resta a listino fino al 2002. Un esemplare americano del 2000 è raccontato nelle nostre storie di proprietari di Golf 3.
Per quanto riguarda la station wagon Golf 3, altrimenti detta Golf 3 Variant, è la prima Golf station wagon commercializzata nella storia. Sembra quasi che il successo delle cugine Audi e Passat abbia dato idee alla Golf, che forse mira anche ai « rappresentanti di commercio » abituati a Ford e altre Opel. Insomma, se va regolarmente dallo svedese della zona commerciale, la VARIANT è una variante della Golf fatta per Lei.
La Golf 3 ha messo su peso? Poco importa, in fondo, e lo stesso vale per i suoi clienti: cercano comfort, benessere, facilità, tranquillità… e la G3 offre loro tutto questo. Anche sul fronte GTI evolve e privilegia il piacere di guida rispetto all’efficacia sportiva; che vuole, era nell’aria all’inizio degli anni 90. Parliamo della Golf 4?
Se VW ha venduto più di 4,8 milioni del suo terzo capitolo della Golf, vuol dire che era nata bene, no?
Com’è lontano il tempo in cui le auto erano solide e affidabili, in cui erano pensate per vivere 400.000 km e più senza intoppi.

Harald
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